
Portami via,
portami con te.
Ci sono.
Respiro,
piano.
Le cose che desidero mostrarvi sono tantissime, come le emozioni che ogni giorno provo nel mio vivere in Bolivia! Sono appena tornata da Mataracù: località oltre il rio Surutù, 18 km a sud di Santa Fe. Dopo più di due ore di viaggio estenuante ci incontriamo con il “ RIO PERRO MUERTO” ( = cane morto)… il nome è poco romantico… io lo chiamerei “RIO VERDE” tanto è coperto di vegetazione, ma ormai non si può; un vecchio passando vi trovò un cane morto e lo rese immortale! Lasciamo la jep nell’ultima capanna dove vivono mamma, papà e tre fratellini, pallidi.. nutriti solo a riso e banane. Passiamo il fiume con una piccola canoa… le canne di “tacuara” sono alte e “los ejenes y los mariuices” pungono insaziabili… non è proprio il caso di lagnarsi!Terra! Un quarto d’ora è lungo tra alberi abbattuti e canne di Chuchio. Il sentiero ci porta sull’altopiano delle colline…ecco la prima capanna a due piani…, i primi occhioni grandi e neri ci vengono incontro: saremo presto amici…!!! Sono stanca, ma felice…la gente è veramente molto povera eppure di fronte a loro l’unica vera povera sono io… Hasta luego!
Santa Fe, 21/10/93

“ era bella quella pietra rosa lassù…lunghi steli verdi di fiori rari e solitari l’avvolgevano e a pochi spari di cielo blu si girava ad aprire come ogni giorno le sue lunghe braccia in una preghiera…sussurrava fresca e dolce come solo la pietra, che aspetta di essere bagnata dalla sorgente, sa fare.
Lassù nelle montagne misteriose ed eterne giravano le ombre in preda al sogno, un grande sogno, quello di poter insegnare anche agli altri la propria forza, la propria fede…
La pietra se la guardi poggiando lentamente lo sguardo è grigia, poi brilla come le stelle, scintilla come il fuoco.. si attacca con forza alla propria terra e dispensa la sua forte carezza giorno dopo giorno, come te.”
Marzo 1994
S.B.
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