Scioglimi

non sarò
solo
acqua.
Arrivò, così…. d’un tratto, semplicemente….

Solo per te
Poteva sembrare una notte come tante altre. Era entrata dalla finestra aperta, piano piano, livellata dall’aria sempre fresca. La stanza era buia, sul muro giochi di ombre e luci riflesse dal lampione giù in strada. Lei stesa stancamente sul letto freddo, piacevolmente freddo, adagiata su lenzuola profumate di ammorbidente e di pelle fragrante. In lontananza le voci scialbe di un piccolo paese ormai vecchio e quasi abbandonato. Da ragazzina adorava vivere lì, i suoi sogni erano coronati da quelle alte e verdi montagne che ora non l’avvolgevano più, ma la soffocavano lentamente: verde, verde, verde… la strangolava tutto quel verde. Imprigionata. Tra le mani un libro dalla copertina rossa, odoroso di nuovo, in contrasto con tutto lì attorno. Parole a rincorrersi su carta patinata, pensieri ed emozioni di un uomo qualunque che l’aveva firmato con ardente passione. Lei, avvolta nei sui pensieri, non riusciva a seguire la logica di frasi legate da mille nastrini colorati… e così i suoi occhi erano costretti a risalire, ogni volta, e ripartire dalle prime parole, per poi perdersi ancora nella nebbia della camera sempre più stretta. Successe in quel preciso istante: alzò lo sguardo ed incontrò, guardando lo specchio di fronte, i suoi stessi occhi: attraenti, fortemente azzurri, tristi, malinconici. Occhi contornati da un leggero tocco di matita nera che non era riuscita a renderli luminosi quella sera, occhi avvolti dal rimmel lavato via da lacrime trattenute troppo a lungo. Entrò in quello specchio con tutto il corpo, con l’anima a pezzi, vi entrò per non farvi più ritorno, se non profondamente mutata…
Aprì gli occhi e si trovò proprio lì, in piedi, sul ciglio di uno strapiombo, a fissare incredula il palmo delle sue mani. Iniziò a stringerle forte, sperando così di interrompere quel tremore che l’impauriva. Affondò le unghie nella carne, ma non sentì dolore. Sotto di Lei il mare, graffiato dalla luce della luna. Luna piena, calda, distante. Osservava i minuti scorrere lenti, guardava e non vedeva, avanzava la solitudine. Sola. Quello è l’attimo esatto in cui tutto si ferma, sai? Avrebbe voluto fare un salto nel vuoto, farsi avvolgere dal nulla per un po’, poi sentire l’acqua riempirle i polmoni e annullare i pensieri. Fissava il vuoto dinnanzi a lei, il vento fra i capelli, il profumo del mare si impossessava di lei. Le onde sulla roccia producevano musica idilliaca, gocce salate la raggiungevano, le sfioravano il corpo, la toccavano, scivolavano via. Gocce di mare evaporavano e profumavano quell’aria. Evaporavano anche emozioni che si mescolavano con i colori della notte. Si fermò a lungo ad ascoltare il vento. Poi sentì. Sentì una presenza forte alle sue spalle, una mano muscolosa si appoggiò al suo corpo quasi a farle male. Sentì le sue ossa fragili frantumarsi sotto la stretta di quella mano, la paura di sperare l’immobilizzò. Dolcemente le fu chiesto, senza bisogno di parola alcuna, di voltarsi, di guardare. Incrociò occhi di sole che la penetrarono. Sono qui. Non avere paura, sono qui! E una lieve brezza le scompigliò i capelli e l’anima. La prese per mano, la portò via, lontano da quegli scogli taglienti… l’accompagnò sulla sabbia bianca e deserta, a due passi dall’acqua. Camminarono a lungo, in silenzio, ascoltando l’amore, ascoltando il cuore ed il sangue pulsare. Dolcemente le chiese di fermarsi, di guardare i suoi occhi, di sentire il suo cuore battere forte. Si sedettero sulla riva. Le sue labbra non poterono trattenersi dal coprire il suo corpo di baci, accarezzò la sua pelle, si nutrì del suo nettare, del suo essere. E del suo stesso essere si nutrì anche lei. Perché lei era, era semplicemente viva.
E fecero l’amore a lungo. Amore di corpi, di pensieri, di parole, di sentimenti. Fecero l’Amore.
Ora lenzuola riscaldate dal corpo animato, profumate di passione, di amore per la vita, l’avvolgono, ora, in quella camera lontana. Rimane a lungo ad osservare quella vecchia valigia di pelle scura, gettata in mare. In quella strana notte, forse apparentemente uguale a tutte le altre, lei è rinata, aveva rinchiuso paure e maschere indossate troppo a lungo, le aveva gettate dallo scoglio permettendo così alla vita di appropriarsi di lei.
Sul cuscino e tra i suoi ricci granelli di sabbia dorata.
Il suono dell’acqua che scorre in bagno
diventa un torrente
che nasce dalle montagne
e arriva giu’ fino nella mia mente
poi si fa fiume, scorre per km infiniti sul tuo viso
attraversa le distese delle guance
fino agli angoli del tuo sorriso
vivo della grazie dei tuoi baci rubati alle prime luci del sole
il riflesso dei tuoi occhi quando poi ti accorgi
che faccio finta di dormire
R. Angelini

…per poi raggiungere il mare,
goccia dopo goccia,
gocce di me,
perse.
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